domenica 5 agosto 2012

Caldo Dentro

La mattina, mentre vado a lavoro in autobus, leggo.
E’ un viaggio di venticinque minuti che negli anni ho imparato ad apprezzare molto, fino a poter affermare che la mia serenità dipende da questo breve tragitto.
Ho trovato posto a sedere e sto concludendo “Festa Mobile”. In questa serie di racconti Ernest Hemingway descrive una Parigi affascinante, che ha veramente vissuto negli anni venti, in prima persona, conoscendo artisti che oggi sono noti in tutto il mondo, come James Joyce, Pablo Picasso, Scott Fitzgerald.
Alzo gli occhi, vedo le due torri in avvicinamento davanti all’autobus e penso che Bologna sia come una piccola Parigi, con i suoi piccoli artisti desiderosi di emergere e nello stesso tempo di affogare nell’alcol. Proprio come la “generazione perduta” del libro. Non ne conosco molti, di artisti, e quei pochi che conosco sono poco inclini ad ascoltare gli altri, poco sinceri nel raccontare se stessi, sanno lamentarsi, non sanno bere, criticano molto, esprimono poco.
I racconti più interessanti del libro parlano di Scott Fitzgerald. Anche in uno degli ultimi film di Woody Allen, il personaggio di Fitzgerald è tra le figure più interessanti. Il grande Fitzgerald. Il grande Francis Scott Fitzgerald che ha scritto “Il Grande Gatsby”. Mai letto niente di lui. Comunque il nome mi è noto, c’è una vecchia canzone di Bob Dylan, una delle mie preferite, che nomina i suoi libri come opere per intellettuali o presunti tali. Mi dico che, come presunto intellettuale, dovrei leggerne qualcuno anch’io.
Smetto di divagare e ritorno con la testa sul libro, per finire l’ultima pagina.
E’ estate, fuori c’è un’afa insopportabile mentre dentro c’è un freddo innaturale che mi pare duri da un’eternità. I condizionatori sui mezzi pubblici funzionano a pieno regime o non funzionano per niente.  
Alzo gli occhi, c’è una ragazza seduta davanti a me, osserva la copertina del libro su cui è stampato il faccione di Ernest con la barba bianca. La ragazza sposta lo sguardo sulla mia, di barba, sorride divertita. Anche a me farebbe ridere un barbuto che legge un barbuto. Ricambio il sorriso, chiudo il libro, guardo fuori dal finestrino dell’autobus, mancano un paio di fermate.
“E’ bello?” i suoi occhi sono scuri, gli occhi che vorrei avvesse un giorno mia figlia.
“E’ sincero” rispondo ripetendo ciò che Hemingway ha scritto di se stesso, per darmi un tono.
“E tu lo sei?” mi chiede.
“Sempre” mento, sorridendo.
Se potessi avere il dono dell’ubiquità probabilmente mi prenderei a sberle. Lei ricambia il sorriso, non le sembro così patetico come invece risulto a me stesso. Cominciamo a parlare del libro, di Parigi, di Fitzgerald, Woody Allen e Bob Dylan, per un tempo che è troppo breve, siamo già alla mia fermata e io non ho detto abbastanza cose inutili, abbastanza per poterle chiedere di rivederci. La saluto, mi alzo, ci scambiamo uno sguardo dicendoci senza parole “purtroppo è andata così”, leggo sincero dispiacere sul suo viso. Mentre mi avvicino all’uscita mi chiedo se ci rivedremo ancora, a Bologna prima o poi rincotri tutti, a differenza di Parigi. Le porte centrali dell’autobus si aprono, esito, una vecchietta alle mie spalle mi rimprovera, allora scendo sul marciapiede e faccio passare l’anziana signora. Risalgo subito, un attimo prima che le porte si richiudano. Raggiungo occhi scuri e mi siedo, lei sorride stupita, raggiante, non mi chiede perchè non sono sceso, lo sa già. L’autobus riparte, le cicale continuano il loro concerto confuso, io le racconto altre cose inutili, un numero di cose inutili sufficiente per chiederle di rivederci l’indomani.

Continuo a prendere l’autobus.
Continuo a leggere.
Continuo a portare la barba.
E’ nuovamente estate, fuori c’è un’afa insopportabile, il condizionatore dell’autobus è fuori uso ma a me non dispiace, va bene così, con il caldo dentro.

2 commenti:

Angelo ha detto...

Cristianus, l'ho sempre saputo che sotto quella barba si nasconde un cuore romantico.
"Galeotto fu il libro e chi lo scrisse" (anche se in effetti non mi risulta che hemingway sia mai stato in prigione...)

Cristiano Novelli ha detto...

Beh, dovendo poi pubblicare "Red Apple" ho voluto bilanciare!